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IL PALAZZO LIECHTENSTEIN – FEDRIGOTTI

Il palazzo dapprima appartenente ai conti Liechtenstein, e successivamente passato in proprietà ai Fedrigotti, si eleva nella parte settentrionale di Isera,Palazzo Liechtenstein-Fedrigotti vicino alla strada che dalla piazza della chiesa procede verso la frazione di Reviano. Il terreno su cui è stato edificato presenta una notevole inclinazione, per cui il primo piano dal lato orientale risulta essere, sul versante ad ovest il piano terra.
Oggi il palazzo è adibito a sede comunale e ufficio postale, mentre il cortile è utilizzato come spazio per manifestazioni e l'ampio giardino sottostante come parco comunale.

STORIA

Purtroppo non si conosce molto sulla storia di questo palazzo, a causa delle sue origini antiche e quindi poco documentabili. Parte della struttura presenta una chiara impronta cinquecentesca, come la torretta centrale, parte del palazzo principale e della struttura settentrionale, mentre le restanti strutture sono databili verso la metà del 600: si suppone quindi che il palazzo sia stato costruito durante il XVI secolo dai conti Liechtenstein e successivamente ampliato e ristrutturato durante la seconda metà del 1600. Il palazzo rimase di proprietà dei nobili von Liechtenstein per oltre due secoli e mezzo per passare poi in mano alla famiglia Fedrigotti e, successivamente, al comune d'Isera.

STRUTTURA

Fino alla prima metà del Seicento il complesso residenziale era diviso in due edifici ben distinti. A sud si ergeva il palazzo vero e proprio, formato da un corpo centrale rettangolare che si affacciava direttamente sulla strada con il maestoso portone e che era composto da un vano scale, un ampio salone e quattro stanze sul lato sinistro; un cortile trapezoidale e un corpo minore con base rettangolare completavano l'edificio meridionale. A nord invece era presente una struttura più modesta detta “Palazzina”, formate da tre stanze allineate.

Tra i due edifici si trovava un ampio cortile circondato da mura sui due lati, uno sulla strada e l'altro sul giardino sottostante, sempre di proprietà del palazzo.

Nel 1658, per ordine di Paride Liechtenstein in accordo con il capomastro Alovisio Garuo, iniziarono i lavori di ristrutturazione del palazzo, dapprima con la Palazzina, che fu sopraelevata di un metro per adibire un granaio.Portone del Palazzo Fedrigotti Successivamente venne ristrutturato il cortile di collegamento ai due edifici principali, innalzando il muro ad est con arcate che si affacciavano sul giardino e un ampio loggiato, sorretto da un portico sottostante, che riuniva definitivamente la struttura in un unico edificio. Inoltre al piano terra del cortile interno, furono costruiti tre locali, adibiti a magazzini e prigioni, e una scala a chiocciola in larice che permetteva di raggiungere il loggiato.

OPERE E AFFRESCHI

Nel palazzo sono presenti numerosi affreschi e opere d'arte, commissionate dai nobili proprietari durante le varie ristrutturazioni dell'edificio, in gran numero appartenenti a Giovanni di Dio Galvagni, pittore e poeta d'Isera (1763 – 1819).

Egli affrescò tre stanze a piano terra: una a levante con quattro quadri grandi e due piccoli, senza cornice, rappresentanti scene campestri, dipinte con grazia e maestria. Giannino Galvagni scrisse nel suo opuscoletto a proposito di questi affreschi: “Gli alberi hanno radici scoperte propendenti fuori dal quadro, e l'insieme, tanto naturale e armonioso, infonde un senso di pace e di dolcezza nell'animo di chi le ammira.” Sopra le tre porte delle stanze sono poi raffigurate; la primavera, l'estate e l'autunno con i loro prodotti caratteristici.

La stanza a settentrione è affrescata con figure di un colore cenerino; nel centro è raffigurata una donna con angeli e tre piccoli quadri raffiguranti tre stagioni con i prodotti caratteristici di ognuna, completano l'insieme. Il pittore non ha raffigurato nemmeno in questa stanza, non si sa per quale motivo, l'inverno.

Le pareti della terza stanza erano dipinte a colori variopinti con alberi immaginari e con una larga fascia di fiori e uccelli vaganti per il cielo. Mentre però nelle prime due stanze tutto è rimasto inalterato nella terza ogni cosa è stato ricoperta da imbiancatura e calce.

BIBLIOGRAFIA

  •  “Giovanni di Dio Galvagni – Pittore e Poeta di Isera (1763 – 1819)” di Luigina Chiusole
  •  Tesi di Laurea in Storia dell'Architettura di Roberto Adami

 Testo elaborato da studenti del Comune di Isera


Ultimo aggiornamento :
Giovedì 19 Febbraio 2015 18:13